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È stata una delle parole più googlate del 2015. Le usiamo tutti i giorni e sono sempre più personalizzabili nonostante le loro origini risalgano agli antichi geroglifici egizi. Si tratta delle emoji. La faccina gialla per eccellenza continua a far parlare di sé attraverso una vera e propria emoji mania che ha trasformato in GIF, star come Kim Kardashian e Versace, senza dimenticare la versione emoticon della “Magnum” in occasione di Zoolander 2.

Instagram ha riportato che di tutto il testo utilizzato sulla piattaforma, il 48% è costituito da emoji. E, nonostante i continui aggiornamenti in cui trovare cowboy, dita incrociate, selfie e faccine con diverse tonalità di carnagione, per i più appassionatamente digitali c’è la nuova applicazione mobile Face4you, la quale permette di trasformare la propria faccia nella corrispondente faccina emoji e di usarla tramite WhatsApp, Facebook Messanger, Telegram, WeChat e perfino Apple Watch.

Ultimamente l’emoji è stata usata anche da diversi brand per relative campagne pubblicitarie. Pepsi lancerà quest’estate in Italia la campagna di spot #sayitwithpepsi, una combinazione divertente di emoji e bottiglie dall’effetto cartoon. Mentre il marchio Ford ha optato per una campagna di sensibilizzazione per una guida sicura con Don’t Emoji and Drive: tre visual diversi di persone che attraversano sulle strisce pedonali. I pixel che creano le immagini non sono altro che un insieme di tantissime emoji.

Anche la realtà sportiva canadese ParticipAction ha usato le faccine dall’espressione triste o arrabbiata in modo creativo nel video Make Room for play per promuovere lo sport tra i giovani contro il sedentarismo infantile e il cosiddetto screen time, il tempo che i ragazzi spenderebbero al giorno davanti a un qualsiasi internet device o videogioco.

Ultimo caso è quello della charity organization svedese Vi Agroforestry, che lotta contro la povertà e il disboscamento nelle regioni orientali dell’Africa. Ha pensato di usare un linguaggio universale per la raccolta fondi al fine di ripiantare gli alberi nelle zone disboscate: 1 tree emoji inviato come sms equivale a 2$.

Probabilmente, vista la velocità con cui cambiano i trend tecnologici, le emoji verranno presto sostituite da qualche altra trovata del grande mondo del digitale. Resta interessante il dato umano e comunicativo che possiamo cogliere da sfruttare a nostro vantaggio: «Se le emoji sono nate come semplici icone per esprimere stati d’animo, perché lo spettro delle varie tonalità di pelle, delle sessualità è diventato così necessario? Sembra quasi che nel ventunesimo secolo, le emoji stiano iniziando a plasmare le nostre identità mettendo in luce il nostro bisogno di un alter-ego cibernetico: spiccare nel rumore bianco del cyberspazio è diventato cruciale (…) e le emoji non sono più semplici modi per esprimere emozioni, ma veri e proprio strumenti fondamentali per l’espressione della nostra individualità» (da La comunicazione nell’era digitale: il linguaggio delle emoji).

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